Fondazione Mazzotti
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EVENTI

Mostra - Ultimate Landscapes. L'agonia dei ghiacciai

In occasione dell'Anno internazionale della conservazione dei ghiacciai, proclamato da UNESCO e WMO – Organizzazione Meteorologica Mondiale, la Fondazione ospita la mostra "Ultimate Landscapes. L’agonia dei ghiacciai” del fotografo Claudio Orlandi.

Casa Robegan ospita dal 19 giugno al 13 luglio 2025 la mostra “Ultimate Landscapes. L’agonia dei ghiacciai” del fotografo Claudio Orlandi, con un testo critico di Steve Bisson. Realizzata in occasione dell’Anno internazionale della conservazione dei ghiacciai, proclamato da UNESCO e WMO – Organizzazione Meteorologica Mondiale, è un progetto fotografico di sensibilizzazione portato avanti dal 2008 dal fotografo romano Claudio Orlandi. Un viaggio potente e visivo tra le ferite della montagna, uno sguardo profondo e necessario sulla lenta scomparsa dei ghiacciai, simbolo e vittima della crisi climatica.

IL PERCHÈ DELLA MOSTRA

È notizia del 2024 che il ghiacciaio venezuelano Humboldt, conosciuto anche come “la Corona”, si sia fuso molto più rapidamente degli oltre dieci anni previsti, declassato a ice field (nevaio) e consegnando al Venezuela il triste primato di primo Paese al mondo ad aver perso in tempi moderni tutti i suoi ghiacciai. Anche i ghiacciai alpini sono in crash, ridotti di circa il 60% dal 1850 a oggi; sappiamo che quelli svizzeri si sono dimezzati di volume tra il 1931 e il 2016 e hanno perso un ulteriore 12% tra il 2016 e il 2021; addirittura i ghiacciai del nord della Groenlandia continuano a ritirarsi (in 45 anni hanno perso il 45% della loro superficie, e lo scioglimento non accenna a fermarsi).

IL 2025 E IL 21 MARZO

In quest’ottica diventano fondamentali studi e azioni per contrastare il dannoso, pericolosissimo fenomeno planetario tanto che molti Paesi, durante l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, hanno indetto il 2025 come l’Anno internazionale per la conservazione dei ghiacciai. Non solo, il 21 marzo di ogni anno è stata designata come Giornata mondiale dei ghiacciai e indetta una Conferenza internazionale sulla conservazione dei ghiacciai. La “drammatica accelerazione” del ritiro di questi “giganti bianchi” è stata documentata precisamente durante la Carovana dei ghiacciai 2023 di Legambiente che nell’autunno del 2023 ha analizzato, con esperti climatologi e glaciologi provenienti da tutta l’Europa, lo stato di salute dei ghiacciai alpini durante un viaggio scientifico sul posto. Il responso è stato devastante confermando la minaccia della scomparsa della maggior parte di quelli monitorati. Abbiamo forse superato il confine del non ritorno, ma qualcosa forse si può ancora fare, progettando un futuro ecosostenibile tramite politiche concrete drastiche e urgenti.

CONCLUSIONI

L’arte osserva e riflette, e lo fa in maniera esemplare, con la forza allegorica del proprio sguardo che deve essere non omologato,lo dice cioè, diversamente ma certamente in modo da attivare la ghiandola pineale, quel cosiddetto Terzo occhio che permetta a chiunque di capire che la Natura, come la Rivoluzione, siamo davvero noi – come sapeva bene il grande artista tedesco, ecologista Joseph Beuys – e che le questioni ambientali riguardano tutti, arte e artisti compresi, senza distinzioni politiche, geografiche, generazionali. Perché “La grande cecità” pessimisticamente individuata da Amitav Ghosh si può guarire grazie a informazione, cultura e arte; oggi la visione e la preoccupazione ecologica sono inevitabilmente entrate dentro le pratiche estetiche nella loro versione trasformativa, ponendo interrogativi e aprendo prospettive che possono, queste sì, produrre consapevolezza ed emancipazione nuove per pretendere e attivare un vero cambiamento.

IL PROGETTO, LA RICERCA DELL’ARTISTA

Claudio Orlandi è a tutti gli effetti nel novero di quegli artisti che da più tempo si dedicano a questa particolare ricerca. Dal 2008, attraverso la fotografia, l’autore produce immagini di grande forza archetipica, presentando la bellezza mozzafiato della Natura, la capacità metamorfica del paesaggio, un’articolazione di equilibri in continua messa in discussione e soprattutto la monumentale fatica dell’essere umano per frenare la smodatezza del dominio dell’antropocene.

La sua può considerarsi una parziale ma emblematica mappatura della vastità ed eterogeneità del suolo naturale montano, variegato nella mescolanza materica, nel colore, nella struttura e composizione e parallelamente una personalissima investigazione sul surriscaldamento globale e la crisi climatica che stanno trasformando e rendendo più intaccabili ambiente e paesaggio.

Così, si possono ammirare nella serie Ultimate Landscapes, i ghiacciai svizzeri del Rodano, della Diavolezza e il Paradiso dei Ghiacci, il Ghiacciaio tedesco dello Zugspitze e quello austriaco dello Stubai, il Ghiacciaio del Presena, e lo Stelvio.
L’estremo, ma tuttavia effimero, tentativo dell’uomo di preservare parte di questi meravigliosi spazi, riserve d’acqua e regolatori climatici, e dunque di evitarne la fusione, avviene attraverso la loro copertura con teloni bianchi di polipropilene. Va tuttavia sottolineato che, secondo gran parte della comunità scientifica, tale pratica non solo non sarebbe utile, ma addirittura dannosa per l’ecosistema alpino; l’autore in questo quadro registra il fenomeno in forma artistica e si fa portavoce dello stato di assoluto degrado in cui i ghiacciai alpini versano, lanciando cosi un grido di dolore per far si che si intervenga a livello politico globale per tentare di fermarne la fusione.

Questi teli geotermici, oltre a sottolineare l’importanza e la fragilità di ciò che coprono, in queste immagini concorrono a richiamare l’atavica memoria originaria che i ghiacciai conservano e riverberano; Claudio Orlandi riflette quindi non solo sul legame tra etica ed estetica, cioè sulla bellezza del territorio con la sua resa fotografica e un monito ecologico sullo sfruttamento della Natura fino alle estreme conseguenze, ma anche sul legame tra l’ancestrale e la sua cancellazione. Il carattere di questo lavoro non è documentativo poiché rifugge il tono narrativo e didascalico; è, piuttosto, afferente ad ambiti simbolici e al linguaggio dell’arte: non a caso, sono lasciati eloquenti solo alcuni indizi della rappresentazione giocando a confondere la percezione comune e producendo equivoci visivi. Infatti, certe panoramiche sembrano mostrare drammatici sacelli bianchi che solo dopo una più attenta osservazione si rivelano per quel che sono – appunto: ghiacciai coperti da teli di protezione –, talvolta svelando rivoli disciolti sottostanti, affioramenti di rocce e distese di neve congelata su vallate e dirupi.

Si ringrazia per la collaborazione il Comune di Treviso, la galleria E3 Arte Contemporanea di Brescia e KromArt Gallery di Roma.

Info Utili

Orari di visita dal 19 giugno al 13 luglio 2025

  • Mercoledì 25 giugno, dalle 19:00 alle 23:00
  • Giovedì 26 giugno, dalle 19:00 alle 22:00
  • Venerdì 27 giugno, dalle 18:30 alle 20:30
  • Sabato 28 giugno, dalle 15:00 alle 19:00
  • Domenica 29 giugno, dalle 10:00 alle 13:00
  • Mercoledì 2 luglio, dalle 19:00 alle 23:00
  • Giovedì 3 luglio, dalle 20:30 alle 22:30
  • Sabato 5 luglio, dalle 10:00 alle 12:30 e dalle 17:00 alle 23:00
  • Domenica 6 luglio, dalle 10:00 alle 18:00
  • Venerdì 11 luglio, dalle 18:00 alle 23:00
  • Sabato 12 luglio, dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00
  • Domenica 13 luglio dalle 10:00 alle 18:00

Ingresso libero - Ultimo accesso venti minuti prima della chiusura.

Avvertenze

  • Gli animali possono entrare solo nel trasportino
  • È severamente vietato fumare e consumare cibo e bevande all’interno della mostra

Contatti Fondazione Mazzotti

  • E-mail: info@fondazionemazzotti.com
  • Sito Web: www.fondazionazionemazzotti.com

Luogo

Casa Robegan, Via Canova 38 Treviso

Data

Dal 19 giugno al 13 luglio 2025

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